Bergoglio, il messaggio di speranza nella catechesi, nella sua autobiografia e nel Giubileo

Spera è il titolo che ha scelto Francesco per la sua autobiografia, ma è anche l'esortazione all'umanità di credere in un futuro più equo, più giusto nel quale i più deboli trovino aperte le porte non solo del Paradiso
Speranza nell’uomo, speranza nel futuro, nella preghiera e in Dio.
LA SPERANZA
E ‘Spera’ è l’esortazione che diventa anche il titolo del suo libro, che sarebbe dovuto uscire postumo, ma il Giubileo che va a braccetto con la catechesi esposta nel manuale, lo ha convinto che fosse il momento giusto per consegnare il suo messaggio di fiducia ai fedeli. Francesco, spirato alle 7.35 del 21 aprile a Casa Santa Marta dove ha sempre risieduto dall’inizio del suo pontificato, ha cambiato il paradigma, ha parlato agli ultimi e degli ultimi. I più fragili e gli indifesi dovevano diventare i soggetti attorno ai quale costruire la nuova Chiesa
L'INCONTRO
Il Santo Padre, per il quale la speranza diventa un atto di fede, ha trasformato in azioni concrete il nucleo filosofico della Chiesa: e si è mischiato con i poveri, li ha amati e ha chiesto al clero di abbandonare l’aura elitaria che ha pervaso i ministri del Vaticano per raggiungere quelli infondo alla fila, quelli che hanno dimenticato che la speranza è l’attitudine attraverso cui è possibile modificare il proprio destino e quello del mondo. Bergoglio è sceso dall’altare per entrare nelle case di chi è solo e di chi soffre, oppure portare conforto a chi nel corso della propria esistenza ha sempre vissuto autenticamente i propri ideali, anche se questi non coincidono con quelli professati dal cattolicesimo e così arriva lo scatto che lo immortala nel terrazzo che affaccia su Campo de’Fiori di Emma Bonino. La politica, che ha sempre perseguito la propria fede nel credo secolarizzato del rispetto dell’individuo e dei diritti individuali, ha un’affinità profonda con il Santo Padre, che non le impedisce di emozionarsi quando Bergoglio bussa alla sua porta.
LA SEMPLICITA' DI FRANCESCO
Francesco non vuole i paramenti d’oro riservati alla sua carica, indossa una croce di legno al collo, sceglie il nome del poverello di Assisisi e decide di vivere nella residenza di Santa Marta, dove risiedono i Vescovi che partecipano al Conclave. Il Papa lasciato un’eredità enorme ai cristiani e ai fedeli, ma anche a tutti gli uomini e le donne, che fuori dalle mura vaticane hanno ammirato l’uomo più che il Vescovo, che a Roma, da Oltretevere, ha saputo parlare a tutti e di tutto
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