Bologna, la premier Meloni: “Irresponsabile alimentare l’odio contro la polizia”

In seguito agli scontri di ieri sera dura presa di posizione della presidente del Consiglio. Nel frattempo sulla vicenda del gioielliere Roggero allarme dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM): “Dopo la sentenza toghe minacciate, c’è un clima pesante”
The day after, il giorno dopo gli scontri di Bologna, riesplode la polemica politica con il centrodestra che chiede le dimissioni del sindaco felsineo Lepore. La premier Giorgia Meloni interviene sui social: "Quanto accaduto a Bologna è inaccettabile. Sul decesso di Abderrahim Fakir è doveroso che vengano accertate eventuali responsabilità con il massimo rigore. La verità va ricercata fino in fondo, senza pregiudizi e senza sconti per nessuno. Ma nulla può giustificare la violenza contro le forze dell'ordine". E ancora: “Chi ha scelto di usare questa vicenda come pretesto per mettere a ferro e fuoco la città, aggredire gli agenti e seminare violenza, mettendo a rischio anche l'incolumità di cittadini del tutto estranei ai disordini, non cercava la verità: cercava lo scontro".
De Pascale
"Gli scontri e gli atti vandalici seguiti alla conclusione del presidio non hanno nulla a che fare con una richiesta di giustizia, ma sono solo l'ennesimo pretesto per una notte di violenza", stigmatizza il presidente dell'Emilia-Romagna Michele de Pascale. "Così come sono inaccettabili gli attacchi generalizzati alle forze dell'ordine e ai sanitari, a cui va la nostra solidarietà - sottolinea - Accertare fino in fondo i fatti, fare piena luce su quanto accaduto in tutte le fasi e far sì che sia garantita legalità e giustizia, in questo caso e sempre. Queste sono le richieste che provengono dal profondo della comunità di Bologna e di tutta l'Emilia-Romagna".
Lepore
"Ieri Bologna ha visto due piazze. Piazza Nettuno rappresenta Bologna. C'erano migliaia di persone che si sono incontrate pacificamente e spontaneamente, per esprimere la loro vicinanza alla famiglia di Abderrahim Fakir – scrive, in una lettera aperta alla città, il sindaco Matteo Lepore dopo gli scontri - Piazza Roosevelt e gli scontri, invece, non rappresentano Bologna. Chi pensa di rispondere alla violenza con la violenza si chiama fuori dallo stato di diritto. E dunque si chiama fuori dalla nostra comunità democratica". "Penso spetti alle istituzioni stare accanto alle vittime – continua Lepore - La storia della nostra città questo mi ha insegnato. Saranno le autorità competenti a dire cosa è accaduto domenica al Pilastro e ad accertare le responsabilità, ma ora la voce della famiglia Fakir è rappresentata e in campo c'è una Bologna democratica che non intende lasciare spazio alla violenza e alle strumentalizzazioni. Restiamo umani. Facciamolo insieme, ancora una volta".
La Lega
Nel frattempo in città il centrodestra accusa il sindaco e chiede le sue dimissioni. La Lega ha presentato anche un esposto per chiedere alla Procura di accertare le responsabilità di Lepore, che ha promosso la manifestazione a cui hanno partecipato cinquemila persone. Il primo bilancio, oltre ai danni e ai fermi, è di 64 appartenenti alle forze dell’ordine rimasti feriti, con prognosi comprese tra i 3 e i 35 giorni. Sono 11 le persone che hanno avuto bisogno di cure sul posto dal 118. Il personale sanitario ha trattato quattro manifestanti e cinque poliziotti. Un altro poliziotto è stato portato all'ospedale Maggiore e un manifestante al Sant'Orsola, entrambi con ferite lievi.
Roggero
Intanto "Mai più delinquenti risarciti dalle vittime": dopo il caso Roggero, Fdi rilancia con una conferenza stampa la proposta di legge, a prima firma Speranzon, che era stata comunicata alla presidenza del Senato nel giugno del 2025, un anno fa, e che punta a modificare l'articolo 2044 del codice civile e l'articolo 185 del codice penale in materia di responsabilità civile nei casi di eccesso di legittima difesa. Una proposta che, ha ricordato il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami, è stata "recepita la scorsa settimana dall'ultimo ddl Sicurezza varato dal governo" e che "esclude che se un criminale subisce dei danni per l'attività illecita possa poi invocare risarcimenti. Lo Stato deve stare dalla parte delle persone perbene e non dei criminali", ha puntualizzato. "Con il nuovo decreto Sicurezza abbiamo reso questa proposta una battaglia di governo", ha rivendicato il responsabile organizzazione del partito Giovanni Donzelli. Per Lucio Malan si tratta di una norma di "buonsenso: chi subisce una violenza grave con minaccia di armi, cosa che può spingere a reazioni molto forti dalla quale deriva un danno al delinquente, non può essere vittima ulteriore anche da parte di una richiesta di risarcimento". Bignami ha precisato che si tratta di introdurre un principio di "automatismo" attraverso cui si preveda che "il risarcimento non è dovuto se il danneggiato ha posto in essere la condotta, consapevole e volontaria, con violenza non lieve alla persona o al patrimonio o con minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica. Nè al terzo né alla sua famiglia". Secondo quanto ha spiegato il presidente dei senatori del partito, Lucio Malan, ci sarà in prima battuta il tentativo di inserire la novità come emendamento nel decreto legge su Giustizia e immigrazione, attualmente all'esame della commissione Affari costituzionali del Senato: se così fosse "diventerebbe efficace in poche settimane", ha osservato. "Ci proveremo - ha detto il relatore del decreto legge all'esame di Palazzo Madama Marco Lisei - ma non sappiamo ancora se il decreto andrà in aula con relatore, senza relatore, con la fiducia o no. E' un tentativo che vogliamo provare a esperire perché rappresenta una priorità per noi. Qualora non si riuscisse comunque noi abbiamo presentato il disegno di legge, c'è il ddl governativo" che seguiranno il consueto iter parlamentare. "Quando arriverà il ddl del governo immagino verranno accorpati con trattazione congiunta", ha aggiunto.




