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Cilento, la prima processione digitale con AI. Ma non si tratta di fede. Ecco perché

Cilento, la prima processione digitale con AI. Ma non si tratta di fede. Ecco perché
Francesco FredellaFrancesco Fredella
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Tutto rientra nel progetto "Machina Sacra", l’opera di Max Magaldi e Matteo Mandelli

Cori. Gente per strada. Tutti in fila, proprio come la più tradizionale processione di paese. Un rito italianissimo, che viene celebrato da nord a sud. Stavolta, però, al posto della statua del santo c'è uno schermo con l'AI. Accade in Cilento, nelle strade di Bosco, frazione di San Giovanni a Piro (a pochi chilometri da Salento). Tutto rientra in un progetto artistico e non religioso. Sono due cose distinte. 

IL PROGETTO MACHINA SACRA

Il nome del progetto è Machina Sacra, l’opera di Max Magaldi e Matteo Mandelli, che è stata presentata l’8 luglio al festival MicroCosmi. Il corteo di persone ha sfilato per le vie della città insieme allo schermo digitale è stato portato in processione come se fosse una classica statua. Ed i partecipanti, moltissimi, hanno accompagnato lo schermo AI con i loro smartphone con una litania digitale e le torce. 

L'opera resterà esposta nella Cappella del Carmine di Bosco fino al 12 luglio, con la firma dei due artisti: Max Magaldi e Matteo Mandelli. In poche ore la notizia gira sul web e sui social con tantissime condivisioni e commenti.

“Non volevamo mettere in discussione la fede, ma – ha dichiarato Mandelli all'agenzia Dire-  osservare come cambiano i simboli che attraversano il nostro tempo. Le processioni non parlano solo di religione: parlano di comunità, di appartenenza e di ciò che decidiamo di seguire. In questa nuova liturgia digitale umani e macchine sono insieme, ma chi sta pregando chi?”

A testa bassa, quando col telefono tra le mani scrolliamo, scriviamo, commentiamo, cerchiamo, compriamo, crediamo – ha detto Magaldi – che quel momento sia nostro. Intimo, privato. Invece, proprio in quel momento siamo parte di una nuova liturgia, collettiva e inconsapevole, durante la quale cediamo tutti le stesse cose: dati, attenzione, tempo, presenza. Machina Sacra prende questa liturgia e la rende visibile. Perché la separazione non è un difetto del rito. È il rito. Separarci, tutti insieme”.