
Dazi, Carlo Cottarelli a RTL 102.5: “Secondo Trump Ue parassita? Una stupidaggine. Esportiamo più di quanto importiamo” Photo Credit: Agenzia Fotogramma
03 aprile 2025, ore 11:10
Il prof. Carlo Cottarelli, economista, interviene su RTL 102.5 all’interno di Non Stop News con Enrico Galletti, Massimo Lo Nigro e Ludovica Marafini.
PER DONALD TRUMP SIAMO “PARASSITI”
«È una stupidaggine. Quando un Paese esporta in un altro Paese, come noi esportiamo più di quanto importiamo negli Stati Uniti, vuol dire che stiamo producendo per il consumo delle famiglie e delle imprese americane. Siamo noi che produciamo e loro consumano, casomai sono loro i parassiti. È semplicemente una posizione retorica, ma non ha nessuna base sostanziale».
COSA ASPETTARCI
«È impossibile non reagire a una cosa di questo genere, anche perché alimenteremmo comportamenti di questo genere: metti dei dazi su di noi, noi reagiamo, ce ne mettono degli altri e poi si dà un segnale di debolezza. Detto questo, è chiaro che dobbiamo negoziare e, purtroppo, non sarà una negoziazione semplice, né una negoziazione breve. Quando Trump stesso, nel primo mandato, ha messo dazi su Canada e Messico, ci sono voluti tre anni di negoziazione per arrivare a una conclusione. Ora gli Stati Uniti devono fare questo, non con due Paesi, ma con tutto il resto del mondo perché tutti vorranno negoziare. Lo stesso Trump non ha chiuso la porta delle negoziazioni, ma sarà una confusione dopo».
LA REAZIONE DEGLI AMERICANI
«Qui si parla non solo delle esportazioni europee, ma si parla delle importazioni americane da tutto il mondo. Se io vado in un grande magazzino americano, il 90% delle cose sono fatte da un’altra parte del mondo, dalla Cina soprattutto. Qualunque sia l’impatto emotivo al momento, poi quando il consumatore americano andrà nel grande magazzino o nel supermercato e si troverà i prezzi aumentati, non credo sarà una bella notizia».
LA REAZIONE DELL’UNIONE EUROPEA
«Le contromisure paradossalmente fanno male anche a noi, perché se importiamo dagli Stati Uniti, importeremo a un prezzo più alto, però l’idea di queste contromisure è quella di mettere pressione sull’amministrazione americana, facendo sentire la voce delle imprese e delle famiglie americane che importano beni dall’Europa e da tutto il mondo, in maniera tale che Trump faccia un passo indietro. Credo che per alcune cose ci sia la possibilità di arrivare a una negoziazione, ci sono altre cose invece che credo che Trump sia disposto a concedere perché alcune di queste barriere sono proprio ispirate dall’idea di far rinascere il settore manifatturiero statunitense, rispetto soprattutto a quello cinese, che è il doppio di quello americano al momento. Questo è un obiettivo strategico che va al di là delle possibili negoziazioni».
I DAZI DEL 25% NEL SETTORE AUTOMOBILISTICO
«È uno dei settori che evidentemente è più colpito, si vuole evitare l’invasione delle macchine cinesi. Il punto è che si parte da una guerra commerciale, ma la storia ci insegna che spesso queste guerre sfociano in guerre combattute e il problema più grosso, al momento, è l’egemonia doppia: Stati Uniti e Cina. Quale sarà la reazione della Cina?».
LA PROSPETTIVA EUROPEA E ITALIANA
«Le decisioni dell’Europa vengono prese a maggioranza qualificata e ci devono essere 15 nazioni che sono d’accordo e almeno 2/3 della popolazione europea. Poi la risposta necessariamente è unitaria perché, in base ai trattati e alle politiche dei dazi e a quelle commerciali, verrà applicata in tutta l’Unione Europa. Poi non so che posizione prenderà il governo italiano ma necessariamente deve esserci una risposta unitaria e credo sia inevitabile avere una qualche forma di contromisura nuova, non per chiudere la porta alle negoziazioni, ma per rendere quelle negoziazioni più serie. Non puoi andare a negoziare dando l’impressione che se non riesci a ottenere quello che chiedi, allora non fai niente. Vuol dire che ti stai arrendendo».