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Finalmente un horror italiano è degno di questo nome, A classic horror story non ha nulla da invidiare agli americani

Finalmente un horror italiano è degno di questo nome, A classic horror story non ha nulla da invidiare agli americani

Finalmente un horror italiano è degno di questo nome, A classic horror story non ha nulla da invidiare agli americani


Il regista Roberto De Feo, già autore dell'ottimo The Nest, ha mostrato grande maestria nel genere e ha diretto la pellicola con Paolo Strippoli

L'eterno modello americano

L'horror lo sanno fare solo gli americani. Noi, cultori del genere e dalle adolescenze segnate dall'unica vera eccezione, Dario Argento, in fondo lo abbiamo sempre pensato. Quel brivido che ci danno i film di oltreoceano è difficile da replicare. Le saghe statunitensi, da Venerdì 13 a Saw, da Final destination a Amytiville, da The Conjuring all'Esorcista fino a Non aprite quella porta hanno riempito le nostre serate e ci hanno inquietato e divertito. Ora però qualcosa è cambiato. C'è un horror italiano che sorprende, è A classic horror story, uscito ieri su Netflix. 


A classic horror story

A classic horror story è un film di Roberto De Feo e Paolo Strippoli e ha vinto il Cariddi d'Argento per la miglior regia al Taormina film festival. Di Roberto De Feo in realtà ci eravamo già innamorati con The nest, un film originale con due splendidi attori perfettamente in parte, Francesca Cavallin e Justin Korovkin. Questa volta la sorpresa è stata ancora maggiore perchè l'atmosfera di A classic horror story non ha nulla da invidiare a quella di certe pellicole statunitensi. Il sud Italia del film sembra un po' l'America degli anni Ottanta, tanto che i cellulari usati dai protagonisti paiono a un certo punto completamente fuori contesto. Si arriva poi all'horror puro e, soprattutto, al colpo di genio del film, che, senza rivelare troppo, ha proprio a che vedere con la classica considerazione dei film horror italiani. 


La trama

Tutto inizia con un car pooling, un viaggio condiviso in camper, altro mezzo tanto amato dai registi horror. Un viaggio che dovrebbe condurre in Calabria, ma che invece porterà i protagonisti, tra cui spicca la brava e bella Matilda Lutz, direttamente in un incubo. Ci sono un bosco, un'antica leggenda che ha a che fare con la mafia, maschere inquietanti e una bambina che nasconde qualcosa. Non manca nulla, nemmeno la paura, quella vera, e qualche scena splatter. Degna di nota è la colonna sonora. Mentre il film scorre risuonano brani che di norma mai assoceremmo all'angoscia, Il cielo in una stanza di Gino Paolo o La casa di Sergio Endrigo. Quest'ultima canzone in particolare assume all'interno di A classic horror story un aspetto totalmente diverso. Dopo la visione, ascoltarla non sarà più la stessa cosa. 


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Roberto De Feo

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