Il giallo del sorvolo del drone sul Centro di ricerca europeo di Ispra, indagini in corso, anche per terrorismo

Il giallo del sorvolo del drone sul Centro di ricerca europeo di Ispra, indagini in corso, anche per terrorismo Photo Credit: foto agenzia fotogramma.it
31 marzo 2025, ore 15:38
A indagare è la Procura di Milano che ha aperto un fascicolo e sta cercando anche di dare una risposta ai tanti dubbi e sospetti
È la Procura di Milano ad indagare sul giallo del sorvolo di un drone del Centro di ricerca europeo di Ispra, sulla sponda lombarda del Lago Maggiore. Il fascicolo aperto ha l'ipotesi di reato di spionaggio politico o militare, aggravato dalla finalità di terrorismo. Si tratta di azioni di intimidazione portate avanti, questa è la supposizione di chi indaga, da un'organizzazione internazionale. Mosse che vengono compiute allo scopo di intimidire la popolazione. I sospetti cadono sui russi, anche se nessuno ha visto il velivolo, che ha lasciato tracce evidenti
I sospetti
Nessuno ha visto il drone volare, ma i captatori del centro di ricerche varesino hanno rilevato onde radio che sarebbero associabili ad un dispositivo di fabbricazione russa. Lo hanno chiarito fonti investigative. Secondo quanto emerge dalle indagini condotte dal Ros dei carabinieri, sono stati registrati 5 sorvoli recenti di quel drone e nell'arco in totale di cinque o sei giorni. I passaggi sono stati rilevati da una sofistica attrezzatura che protegge l'area che ospita il Joint research centre dell'Ue. La segnalazione del drone, riservatissima, è arrivata in Procura il 28 marzo, dopo che il centro di ricerca aveva denunciato gli episodi ai carabinieri di Varese, che hanno poi trasmesso la comunicazione al Ros.
I dubbi e le ipotesi
La procura milanese sta cercando anche di dare una risposta ai tanti dubbi. Il primo è se si è trattato di un drone russo o un drone che ha usato frequenze russe. Gli investigatori cercano anche di capire, in caso si tratti di una presunta attività di spionaggio, perché sia stata lasciata una sorta di scia riconducibile ai russi. Sono state utilizzate determinate frequenze e un velivolo di “targa” russa. L’ipotesi su cui lavorano è anche quella dell’intimidazione. Ovvero quella di mostrarsi per far capire a che è possibile interferire o violare lo spazio aereo interdetto con facilità. La zona del Centro di ricerche di Ispra è interdetta al volo, così come altre della zona dove ci sono obiettivi sensibili come Leonardo e l’aeroporto di Milano Malpensa.
Il presunto spionaggio
Gli investigatori indagano anche la pista del presunto spionaggio. Ovvero la possibilità che alcuni italiani filo-russi, (era già emerso in un'altra indagine) si siano messi a disposizione per effettuare l'operazione per conto terzi. Nell’altra indagine era emerso che due due imprenditori brianzoli si sarebbero messi a disposizione, anche in cambio di criptovalute, per una presunta attività di spionaggio dopo esser stati contattati su Telegram. L’obiettivo, allora era un presunto dossieraggio con pedinamenti su un imprenditore specializzato nel campo dei droni e della sicurezza elettronica e che interessava ai russi.