La madre di Cecilia Sala va a Palazzo Chigi, il governo lavora. E aggiunge, le condizioni carcerarie non la possono segnare a vita

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Redazione WebRoma pretende per Sala "un trattamento rispettoso della dignità umana", in attesa della sua "immediata liberazione". Tajani, spero tempi non lunghi. Braccio ferro con Iran su Abedini
Le ore non passano così come l’angoscia, in primis per le condizioni carcerarie in cui si trova la figlia. Così la madre di Cecilia Sala, Elisabetta Vernoni, all'uscita da Palazzo Chigi, dove aveva appena incontrato la presidente del consiglio, Giorgia Meloni. Si parla di cella singola, ma esistono celle di detenzione comuni e poi ci sono le celle di punizione. Lei è una di queste, evidentemente se dorme per terra. Nelle orecchie ancora le parole di Cecilia, nella seconda e ultima telefonata che le hanno concesso di fare dal carcere di Evin. Nel governo "stanno lavorando e io sono un po' come Cecilia, sono un soldato" ha aggiunto affermando che le ha fatto bene parlare con Meloni, da madre a madre, che la premier è andata oltre le solite rassicurazioni. Dopo il vertice di Palazzo Chigi Roma pretende per Sala "un trattamento rispettoso della dignità umana", in attesa della sua "immediata liberazione". Ma è chiaro che il suo destino è sempre più legato a quello dell’iraniano arrestato a Milano. L'Iran lo ha messo in chiaro con il suo ambasciatore a Roma. Lunedì prossimo, 6 gennaio, alle 14 intanto il sottosegretario Mantovano riferirà sulla vicenda al Copasir.
LE PAROLE DI UNA MADRE
Le ho chiesto: hai un cuscino pulito su cui appoggiare la testa? Ha risposto: mamma, non ho cuscino". Elisabetta Vernoni, la madre di Cecilia Sala, ha continuato: per una madre che vive quello che sta vivendo lei "capire è una parola inutile. Si chiede, si fa e si combatte per ottenere rispetto. Capire no, mi spiace". Ma "la fiducia è tanta, sicuramente" anche se, ha sottolineato, servono "decisioni importanti e di forza del nostro Paese per ragionare sul rientro in Italia". Nel governo "stanno lavorando e io sono un po' come Cecilia, sono un po' un soldato". Solo che la maggiore preoccupazione è quella sulle condizioni carcerarie "per una ragazza di 29 anni che non ha commesso nulla devono essere quelle che non la possano segnare per tutta la vita. Poi, se pensiamo a giorni o altro, io rispetto i tempi che mi diranno, ma le condizioni devono essere quelle di non segnare una ragazza che è solo un'eccellenza italiana".
IL VERTICE A CHIGI E LA CONVOCAZIONE DELL'AMBASCIATORE IRANIANO
Il destino di Cecilia Sala è sempre più legato a quello di Mohammad Abedini. L'Iran lo ha messo in chiaro con il suo ambasciatore a Roma, Mohammad Reza Sabouri, convocato dal segretario generale della Farnesina Riccardo Guariglia alla luce della seconda, e per ora ultima, telefonata della giornalista ai parenti. Ha raccontato come le sue condizioni nella prigione di Evil, dove è rinchiusa dal 19 dicembre, non siano in alcun modo migliorate. Una nota della sede diplomatica iraniana afferma che Abedini (arrestato a Malpensa il 16 dicembre su richiesta degli Usa), è "detenuto con false accuse", e si chiede all'Italia un trattamento reciproco rispetto a quello di Sala. Alla quale, afferma l'Iran, sono state fornite "tutte le agevolazioni necessarie, tra cui ripetuti contatti telefonici con i propri cari".
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