Le "Sacre fritture": non toccate le Pittule salentine, ecco perché piacciono a tutti

Solitamente vengono preparate a San Martino, ma in Puglia stanno spopolando durante sagre estive e feste patronali
Olio. Frittura. E, ovviamente, la Puglia: dal Gargano al Salento. Vegetazione e mare cristallino. Il cibo, che come sanno i turisti, fa venire l'acquolina in bocca.
Ora, però, sui social stanno diventando virali le "Pittule salentine": pettole fritte. Amata da tutti i buongustai.
Solitamente, come dice la tradizione, si preparano a San Martino (l'11 novembre) ma sono buone tutto l'anno. Soprattutto d'estate, tra sagre e luminarie, tornano ad essere protagoniste. Anche nella variante gluten free.
QUAL E L'ORIGINE?
L'origine delle pittule, a quanto pare, resta avvolta nel mistero. Sintetizzando per sommi capi, sono piccoli impasti ben lievitati che poi vengono fritti nell'olio bollente. Immerse nell'olio. Croccanti e spesso farcite. Sono diffuse in Basilicata, Campania e Calabria. "Quelle pugliesi, però, sono da qualche anno inserite nell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (Pat) riconosciuti dal ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Come gran parte delle ricette tramandate di generazione in generazione, l’origine delle pittule è pressoché sconosciuta. Prepararle, però, è semplicissimo. Così come sono semplici gli ingredienti necessari: farina, lievito di birra, acqua, sale e olio di semi", scrive il sito lacucinaitaliana.it




