Lutto nel mondo del giornalismo, è morto Emilio Fede, storico direttore di Tg1 e Tg4

Photo Credits: Ansa Foto/Matteo Bazzi
Redazione WebL'ex direttore del Tg1 e Tg4 aveva 94 anni. Una carriera tra inchieste, guerre, tv innovativa, polemiche e vicende giudiziarie che hanno segnato l’Italia
Si è spento oggi, assistito dalle figlie Simona e Sveva, all’età di 94 anni, l’ex direttore del Tg1 e del Tg4, figura centrale del giornalismo italiano tra Rai e Mediaset. La sua carriera, lunga e intensa, attraversa decenni di storia dell’informazione, dal ruolo di inviato di guerra all’annuncio dell’inizio dell’operazione Desert Storm, fino alle polemiche e vicende giudiziarie che hanno segnato la sua vita personale e professionale.
LA VITA DI EMILIO FEDE
Nato a Barcellona Pozzo di Gotto nel 1931, Fede si trasferì a Roma con la famiglia dopo la guerra. Iniziò a lavorare nella carta stampata collaborando con testate come "Il Momento" e "La Gazzetta del Popolo". Nel 1954 entrò alla Rai, dove venne assunto definitivamente nel 1961. La sua carriera da inviato speciale lo portò in Africa, documentando la decolonizzazione e le prime guerre civili. Tra le inchieste più celebri, quella sulla cosiddetta “bistecca agli estrogeni”, che rivelava l’uso di farmaci per gonfiare la carne. Nel 1964 sposò Diana De Feo, dalla quale ebbe le due figlie, e cominciò a collaborare con Sergio Zavoli a "Tv7". La sua prima esperienza al Tg1 come direttore pro tempore dal 1981 al 1983 lo vide affrontare eventi drammatici come il caso Alfredino, trasmesso in diretta e che segnò la nascita della cosiddetta “tv del dolore”. Dopo una vicenda legata al gioco d’azzardo che si concluse con l’assoluzione, lasciò la Rai nel 1987 per approdare a Fininvest, diventando volto e direttore di "Videonews2", poi di "Studio Aperto", fino alla guida del Tg4 nel 1992.
LA CONDUZIONE DEI TELEGIORNALI
Alla conduzione dei telegiornali, Fede introdusse innovazioni che rivoluzionarono lo stile dell’informazione televisiva: dirette senza gobbo, collegamenti dal territorio, maggiore attenzione alle notizie locali e un approccio più immediato rispetto ai tg tradizionali. Celebri restano i collegamenti in diretta da Milano durante Mani Pulite, così come le scenografie e le dirette da Baghdad nel 1991 per l’inizio della guerra del Golfo. La sua carriera è stata però segnata anche da vicende giudiziarie: condanne nel processo Ruby Bis, coinvolgimenti per tentata estorsione e controversie legate a capitali trasferiti in Svizzera. Gli anni più recenti hanno visto anche un episodio di arresto a Napoli nel 2020, mentre cenava con la moglie. Il gip rileverà poi che il giornalista era autorizzato a lasciare il proprio domicilio per motivi di salute - a Napoli era in cura da un ortopedico per i postumi di una caduta e da un cardiologo - sottolineando che l'età e la ricorrenza del compleanno "affievolivano notevolmente il fuoco del dolo dell'evasione".
NON SOLO GIORNALISMO
Accanto al giornalismo, Fede ha coltivato esperienze politiche e letterarie, pubblicando numerosi libri tra cui *Finché c’è Fede*, *Privé. La vita è un gioco*, *Se tornassi ad Arcore* e *Africa. Storie di un inviato speciale*. Non sono mancati cameo cinematografici e apparizioni in filmati di repertorio, testimoni della sua influenza sulla cultura mediatica italiana. Caparbio, determinato e spesso al centro di polemiche, Emilio Fede ha rappresentato un’epoca del giornalismo televisivo, lasciando un’impronta indelebile tra notizie, scandali e racconti che hanno segnato la memoria collettiva del Paese.
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