Medio Oriente, Trump: “Nessun soldato americano in Iran", mentre proseguono le operazioni militari

Photo Credits: EPA/Aaron Schwartz /POOL
Tommaso AngeliniIl presidente Usa ribadisce la strategia militare contro Teheran senza truppe sul terreno, con raid mirati su leadership e infrastrutture energetiche nella regione
"NO BOOTS ON THE GROUND", TRUMP RIBADISCE CHE NON CI SARANNO SOLDATI AMERICANI IN IRAN
Donald Trump invia un segnale netto: “Non manderò truppe in Iran, e se lo facessi non lo renderei pubblico”. Il presidente degli Stati Uniti ha ribadito questo concetto durante l’incontro con la premier giapponese Sanae Takaichi, sottolineando che, nonostante la crescente tensione nella regione, l’operazione militare americana procede secondo il piano stabilito e, al termine, il mondo ne trarrà maggiore sicurezza. Trump ha spiegato di aver colpito gran parte della leadership iraniana e di aver ridotto significativamente la capacità navale e aerea di Teheran. Il presidente ha chiarito che Washington agisce autonomamente, pur mantenendo contatti con Israele e altri partner regionali, senza rivelare tutti i dettagli operativi. La Nato, ha aggiunto, non ha fornito il supporto necessario per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz, ma gli Stati Uniti stanno proteggendo la navigazione per tutti gli altri. A una domanda dei giornalisti sul perché non avesse informato Tokyo dell’attacco, Trump ha evocato Pearl Harbor, spiegando che la sorpresa era essenziale per l’efficacia della missione.
LE PAROLE DI HEGSETH E GLI ATTACCHI AI GIACIMENTI DI PETROLIO
Il capo del Pentagono, Pete Hegseth, ha criticato i media, definendo infondate le accuse di una possibile guerra infinita. “Epic Fury è differente dalle operazioni passate: è mirata e precisa”, ha dichiarato, ricordando che gli obiettivi includono giacimenti di gas e strutture petrolifere strategiche nel Golfo. La risposta iraniana non si è fatta attendere: dopo l’attacco israeliano al maxi giacimento di South Pars, i pasdaran hanno colpito impianti petroliferi in Qatar e in Kuwait, provocando incendi controllati, mentre un drone ha danneggiato la raffineria saudita di Samref a Yanbu.
LE PREOCCUPAZIONI DELL'EUROPA
L’escalation coinvolge per la prima volta infrastrutture di produzione energetica nella regione, suscitando preoccupazioni internazionali. Il presidente francese Emmanuel Macron ha definito la situazione “sconsiderata” durante il vertice Ue, evidenziando il rischio di un conflitto esteso. Intanto, le tensioni continuano a crescere, mentre gli Stati Uniti ribadiscono di volersi concentrare su operazioni chirurgiche, mantenendo il controllo della situazione senza un impegno diretto di forze terrestri. La gestione strategica della crisi energetica e militare rimane al centro delle discussioni tra Washington, i Paesi del Golfo e gli alleati internazionali, con l’obiettivo dichiarato di prevenire un’escalation che possa destabilizzare ulteriormente la regione.
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