Cilento, la prima processione digitale con AI. Ma non si tratta di fede. Ecco perché

Tutto rientra nel progetto "Machina Sacra", l’opera di Max Magaldi e Matteo Mandelli
Cori. Gente per strada. Tutti in fila, proprio come la più tradizionale processione di paese. Un rito italianissimo, che viene celebrato da nord a sud. Stavolta, però, al posto della statua del santo c'è uno schermo con l'AI. Accade in Cilento, nelle strade di Bosco, frazione di San Giovanni a Piro (a pochi chilometri da Salento). Tutto rientra in un progetto artistico e non religioso. Sono due cose distinte.
IL PROGETTO MACHINA SACRA
Il nome del progetto è Machina Sacra, l’opera di Max Magaldi e Matteo Mandelli, che è stata presentata l’8 luglio al festival MicroCosmi. Il corteo di persone ha sfilato per le vie della città insieme allo schermo digitale è stato portato in processione come se fosse una classica statua. Ed i partecipanti, moltissimi, hanno accompagnato lo schermo AI con i loro smartphone con una litania digitale e le torce.
L'opera resterà esposta nella Cappella del Carmine di Bosco fino al 12 luglio, con la firma dei due artisti: Max Magaldi e Matteo Mandelli. In poche ore la notizia gira sul web e sui social con tantissime condivisioni e commenti.
“Non volevamo mettere in discussione la fede, ma – ha dichiarato Mandelli all'agenzia Dire- osservare come cambiano i simboli che attraversano il nostro tempo. Le processioni non parlano solo di religione: parlano di comunità, di appartenenza e di ciò che decidiamo di seguire. In questa nuova liturgia digitale umani e macchine sono insieme, ma chi sta pregando chi?”
A testa bassa, quando col telefono tra le mani scrolliamo, scriviamo, commentiamo, cerchiamo, compriamo, crediamo – ha detto Magaldi – che quel momento sia nostro. Intimo, privato. Invece, proprio in quel momento siamo parte di una nuova liturgia, collettiva e inconsapevole, durante la quale cediamo tutti le stesse cose: dati, attenzione, tempo, presenza. Machina Sacra prende questa liturgia e la rende visibile. Perché la separazione non è un difetto del rito. È il rito. Separarci, tutti insieme”.




