Cecchini a Sarajevo, sequestrati un silenziatore ed una foto a uno degli indagati. L'ex compagna: "Ha ucciso delle persone"

L'ex compagna: "Nella foto segni che indicavano le persone uccise"
Sarà analizzata dagli inquirenti una fotografia ritenuta potenzialmente decisiva nell’inchiesta sui presunti “cecchini del weekend” che avrebbero operato durante l’assedio di Sarajevo negli anni novanta. Nel corso di una perquisizione effettuata questa mattina dai carabinieri, su delega della procura di Milano, a un sessantaquattrenne della provincia di Alessandria sono stati sequestrati un silenziatore e una foto che lo ritrarrebbe con attrezzatura tecnica in un contesto militare. L’uomo è uno dei quattro indagati per omicidio volontario aggravato. Secondo l’accusa, avrebbe preso parte a spedizioni in Bosnia durante la guerra, sparando contro civili inermi dai rilievi che circondavano Sarajevo. A far ripartire le indagini è stata anche la testimonianza dell’ex compagna dell’indagato. La donna ha raccontato agli investigatori che l’uomo le avrebbe confessato di essere andato in Bosnia per compiere azioni da cecchino contro i musulmani e di possedere un silenziatore e una fotografia con segni che, a suo dire, indicavano le persone uccise. L’inchiesta cerca di fare luce sui presunti “safari della morte”, viaggi organizzati da estremisti e appassionati di armi che avrebbero pagato per sparare ai civili durante il conflitto nei Balcani.
LA TESTIMONIANZA DELL'EX COMPAGNA
"Mi spiegò di aver avuto quegli incubi perché in passato aveva ucciso delle persone, raccontandomi di essere andato in Bosnia a combattere durante la guerra degli anni '90. Mi disse che partiva da Milano con l'aereo e che con lui c'erano delle persone che facevano il weekend (....) per fare il cecchino per sparare ai musulmani". La donna ha raccontato che l'uomo, le aveva riferito di avere un "silenziatore per armi" e che "possedesse, conservandolo gelosamente, un lasciapassare delle zone di guerra, ovvero una fotografia di lui in piedi in posa militare con una sorta di divisa, non di quelle convenzionali". Sul retro di questa foto, si legge ancora nel decreto che riporta passaggi della testimonianza dell'ex compagna, "c'era una scritta in lingua straniera non so di preciso quale, che costituiva una sorta di autorizzazione per accedere alle zone di guerra". E ancora: "Su questa foto c'erano dei segni che corrispondevano alle persone uccise durante i combattimenti (...) erano dei cerchi o delle righe, una sorta di conta".
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